Sette vittorie a testa per Hillary Clinton e per Donald Trump: sono questi gli esiti finali del SuperTuesday, quello che tradizionalmente è sempre stato il momento chiave delle primarie per l’investitura in vista delle elezioni presidenziali di novembre per la Casa Bianca. Nessuna sorpresa dunque, con i due vincitori che festeggiano a Miami e a Palm Beach, in Florida, dove si voterà il prossimo 15 marzo.

In campo democratico l’ex first lady ha vinto in Georgia, Virginia, Alabama, Tennessee, Texas, Arkansas, Massachusetts, tutti stati che le hanno permesso di conquistare un numero cospicuo di delegati e quindi di aumentare il vantaggio nei confronti del suo rivale Bernie Sanders. Il senatore del Vermont ha vinto nel suo stato (con un plebiscitario 86%), in Colorado, nel Minnesota e nell’Oklahoma. Si tratta di vittorie con un peso specifico minore in termini di delegati, ma che tuttavia gli consentono di proseguire ancora la corsa, sia pure con probabilità molto esigue di arrivare alla sfida decisiva di novembre. La Clinton di fatto parla come se avesse già in tasca la vittoria e si rivolge indirettamente a colui che molto prababilmente sarà il suo avversario diretto per la Presidenza degli Stati Uniti: “Questo Paese appartiene a tutti noi, non solo a chi guarda in una direzione, prega in una direzione o pensa in una direzione”. La replica di Donald Trump non si è fatta attendere dal quartier generale di Palm Beach: “Quello che ha fatto Hillary e’ un atto criminale”, attacca riferendosi allo scandalo delle email. Tutti in Florida, dunque, come del resto Rubio. È lì che fra due settimane si svolgerà una partita decisiva. Ed è lì, come in altri stati-chiave, che si assegneranno molti delegati con la regola del ‘winners-takes-all’, chi vince piglia tutto”.

Trump ieri ha vinto in Georgia, Alabama, Tennessee, Massachusetts, Virginia, Arkansas e Vermont, mentre ha ceduto al rivale Ted Cruz solo nel Texas e in Oklahoma. Ha deluso ancora invece il giovane Marco Rubio, che ottiene il successo solo nel Minnesota. “Io – ha detto il magnate newyorkese nel discorso del ringraziamento – sto allargando la base del partito. I voti sono con me, solo io posso battere Hillary Clinton, e l’establishment deve accettare questo fatto”.

I due volti degli Stati Uniti nel commento del direttore della Stampa Maurizio Molinari

(com.unica, 2 marzo 2016)

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