È una vittoria che non ammette discussioni quella ottenuta ieri da Hillary Clinton in North Carolina. L’ex segretario di stato ha vinto infatti con un margine molto ampio di vantaggio rispetto al suo rivale Bernie Sanders: 73,5% e 39 seggi contro il 26% e 26 seggi. Il senatore del Vermont si è congratulato con la sua avversaria ma ha sottolineato: “La campagna è agli inizi. La nostra rivoluzione politica sta crescendo stato per stato”.

In queste primarie ha pesato non poco il voto degli afroamericani, andato in gran parte alla Clinton, che nel discorso conclusivo si è rivolta anche all’elettorato di Donald Trump: “Altro che costruire muri, dobbiamo abbattere le barriere, abbatterle tutte”, ha detto con un evidente riferimento a quanto sostenuto dal tycoon sulle barriere da costruire al confine con il Messico. “Non dobbiamo far tornare l’America grande, l’America già lo è. Quello che dobbiamo fare è unirla”. “Avete inviato un messaggio – ha aggiunto –: in America, quando siamo uniti, non ci sono barriere troppo grandi, barriere che non possono essere abbattute. Ci batteremo per ogni voto. Non diamo nulla e nessuno per scontato”.

Ora l’attenzione è rivolta al Super tuesdey del primo marzo, in cui sono in palio primarie e caucus in una dozzina di Stati (soprattutto meridionali) che assegneranno la maggior parte dei delegati elettivi distribuiti in un singolo giorno di votazioni. 

Il voto di martedì sarà decisivo soprattutto per i repubblicani: nessuno dei contendenti potrà arrivare alla sfida finale contro un democratico a novembre se non vincerà nel Texas e negli altri Stati del Sud. Nel Texas il favorito è il senatore locale Ted Cruz, ma i delegati vengono assegnati su base proporzionale e Trump può sperare in un buon secondo piazzamento. In quasi tutti gli altri Stati è lui in testa ai sondaggi.

(com.unica, 28 febbraio 2016)

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