Nato ad Alessandria il 5 gennaio del 1932, Umberto Eco è morto ieri notte nella sua casa milanese di Piazza Castello, nel pieno centro della città. Da due anni era malato di cancro.

Figlio di un negoziante di ferramenta, Eco conseguì la maturità al liceo classico “Giovanni Plana” della sua città natale. In gioventù fu impegnato nella Giac (l’allora ramo giovanile dell’Azione Cattolica). Si laurea in filosofia nel 1954 all’Università di Torino con Luigi Pareyson con una tesi sull’estetica di San Tommaso d’Aquino ed iniziò a interessarsi di filosofia e cultura medievale, campo d’indagine mai più abbandonato, anche se successivamente e per lunghi anni si dedicò allo studio semiotico della cultura popolare contemporanea e all’indagine critica sullo sperimentalismo letterario e artistico. Nel 1956 pubblicò il suo primo libro, un’estensione della sua tesi di laurea dal titolo Il problema estetico in San Tommaso.

Semiologo, grande esperto della comunicazione, filosofo, romanziere, docente universitario, pubblicista (aveva collaborato per anni con Repubblica e con l’Espresso), era una figura di primissimo piano della cultura internazionale.

Dotato di grande eclettismo e di una erudizione prodigiosa, ha conquistato la fama mondiale grazie soprattutto al suo primo romanzo Il nome della Rosa (1980) che ha venduto milioni di copie in ogni angolo del pianeta e che ha fatto scoprire, attraverso la formula del giallo, dell’intrigo, del mistero, il meraviglioso mondo medievale. Il libro, ritenuto dai critici come un incrocio di generi, a metà strada tra lo storico e il narrativo, ha poi ispirato il film omonimo di Jean-Jacques Annaud, con Sean Connery come attore protagonista. Grande successo anche per la seconda opera di narrativa, Il pendolo di Foucault, pubblicato nel 1988, che lo storico francese Jacques Le Goff ha definito “un romanzo magico sulla magia, romanzo misterioso sul segreto e sulla creatività della finzione, tumultuoso, luminoso su un mondo sotterraneo”. Dopo sono arrivati L’isola del giorno prima (1994), Baudolino (2000). Il suo ultimo romanzo Numero zero, pubblicato nel 2014, è un thriller contemporaneo incentrato sul mondo dei media. Eco ha spiegato spesso di essersi dedicato tardi alla narrativa perché riteneva questo genere di scrittura come un gioco per ragazzi che non aveva mai preso troppo sul serio.

Tra le sue opere possiamo contare decine di saggi sui temi più disparati: dall’estetica medievale alla poetica di Joyce, da James Bond alla fenomenologia di Mike Bongiorno e di Franti, dalla storia della bellezza a quella della bruttezza. Ha insegnato in diverse università italiane e straniere tra cui UC-San Diego, New York University, Columbia University, Yale, College de France, Ecole Normale Superieure. Nell’ottobre 2007 si è ritirato dall’insegnamento per limiti di età. In tutta la sua lunga carriera ha ricevuto 40 lauree honoris causa da università europee e americane.

Lo scorso anno Umberto Eco aveva contribuito, insieme ad altri scrittori e personalità del mondo della cultura, alla fondazione della nuova casa editrice “La nave di Teseo”, dopo aver rifiutato di restare in quella che lui stesso ha definito “La Mondazzoli”, nata dalla fusione Mondadori-Rcs.

Appena appresa la notizia della scomparsa, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha espresso profondo cordoglio ai familiari dello scrittore: “Esempio straordinario di intellettuale europeo, univa una intelligenza unica del passato a una inesauribile capacità di anticipare il futuro – ha sottolineato. “Una perdita enorme per la cultura, cui mancherà la sua scrittura e voce, il suo pensiero acuto e vivo, la sua umanità”.

(com.unica, 20 febbraio 2016)

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