La voce circolava negli ambienti scientifici già da qualche mese ma l’annuncio ufficiale è arrivato solo oggi dall’Osservatorio gravitazionale europeo (Ego) di Cascina, in provincia di Pisa e dagli Stati Uniti. Le onde gravitazionali di cui Albert Einstein aveva ipotizzato l’esistenza un secolo fa quindi esistono: sono state rilevate dalle antenne dello strumento Ligo (Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory), in California, ed analizzate sia in Europa sia negli Stati Uniti grazie alle collaborazioni internazionali Ligo e Virgo. Quest’ultima fa riferimento allo European Gravitational Observatory (Ego), fondato e finanziato da Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e Consiglio nazionale delle ricerche francese (Cnrs).

interferometro

I risultati e i dettagli della scoperta sono stati pubblicati online sulla rivista statunitense “Physical Review Letters”. “È la prima rilevazione diretta delle onde gravitazionali” ed “apre un nuovo capitolo dell’astronomia”, ha detto all’ANSA il coordinatore della collaborazione scientifica Virgo Fulvio Ricci, presentando i dati della ricerca.

Le onde gravitazionali sono piccolissime increspature dello spazio-tempo provocate da eventi cosmici particolarmente violenti paragonabili a un immane cataclisma nell’universo, come possono essere ad esempio l’esplosione di una supernova, i pulsar, buchi neri si fondono, o lo stesso Big Bang.

Si tratta di una scoperta senza precedenti, che ci apre a una nuova finestra sull’universo e ci permette di “vedere” fenomeni fino ad oggi totalmente invisibili, come appunto i buchi neri e il Big Bang. “Abbiamo osservato il primo evento in assoluto nel quale una collisione non produce dati osservabili, se non attraverso le onde gravitazionali”, ha aggiunto Fulvio Ricci. “Il tutto è durato una frazione di secondo, ma l’energia emessa è stata enorme, pari a 3 masse solari». I due buchi neri formavano una “coppia”, ossia un sistema binario nel quale l’uno ruotava intorno all’altro. “Avevano una massa rispettivamente di 36 e 29 volte superiore a quella del Sole. Si sono avvicinati ad una velocità impressionante, vicina a quella della luce. Più si avvicinavano, più il segnale diventava ampio e frequente, come un sibilo acuto; quindi è avvenuta la collisione, un gigantesco scontro dal quale si è formato un unico buco nero. La sua massa è la somma di quelle dei due buchi neri, ad eccezione della quantità liberata sotto forma di onde gravitazionali”.

“L’osservazione delle onde gravitazionali apre le porte a un nuovo modo di guardare l’universo” ha affermato al riguardo il fisico Stephen Hawking, forse il massimo esperto nel campo dei buchi neri, interpellato dalla Bbc. “La capacità di rilevarle ha il potenziale di rivoluzionare l’astronomia”, ha aggiunto, rilevando anche che ora “oltre a provare la teoria della relatività generale, possiamo aspettarci di vedere i buchi neri nel corso della storia dell’universo. Potremmo addirittura vedere le vestigia dell’universo primordiale, durante il Big Bang, proprio grazie alle onde gravitazionali”.

Grande soddisfazione per questi eccezionali risultati è stata espressa dal Ministro per la Ricerca Scientifica Stefania Giannini: “Dopo la scoperta del bosone di Higgs – ha scritto il ministro in una comunicato stampa – la comunità internazionale dei fisici festeggia oggi un altro importante traguardo scientifico: la prima conferma diretta dell’esistenza delle onde gravitazionali. Un regalo perfetto per i 100 anni della Relatività Generale di Albert Einstein, che è stato il primo a pensarle e descriverle nelle sue equazioni”.

Secondo la teoria di Einstein infatti masse accelerate emettono radiazioni, così come avviene con le cariche elettriche accelerate. La radiazione provocata dall’accelerazione delle masse nello spazio-tempo non è però di tipo elettromagnetico, ma gravitazionale. Così, al passaggio di un’onda (radiazione) gravitazionale, lo spaziotempo si contrae ed espande ritmicamente.

(Sebastiano Catte/com.unica, 11 febbraio 2016)

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