Quasi seicento siriani, per lo più combattenti delle milizie anti Assad, ma anche civili, uomini, donne e bambini, rimasti feriti sotto un bombardamento o dopo aver calpestato una mina. A curarli, medici e infermieri israeliani, a cui li hanno portati dal confine i soldati di Tzahal con le ambulanze militari. Succede all’ospedale Rivka Ziv di Safed, in Galilea, nel nord di Israele, che nonostante i difficili rapporti con la Siria accoglie i feriti della guerra fratricida che sta dilaniando il paese, la cui storia è raccontata oggi da diversi giornali italiani. “Per noi sono pazienti. Non domandiamo da che parte stanno”, la testimonianza del chirurgo Khassis Shokry riportata dal ‘Corriere della sera’.

Negli ospedali di Gaza invece “Hamas accoglie i terroristi di Isis per sottoporli alle cure mediche di cui necessitano”, riporta Fiamma Nirenstein sul ‘Giornale’. “I guerrieri più feroci del mondo – scrive Nirenstein – vengono introdotti nella Striscia in cambio di denaro, di armi, di beni vari, provengono naturalmente dal Sinai attraverso i tunnel costruiti da Hamas lungo il suo confine, e vengono condotti poi all’ospedale Nasser nella città di Khan Yunis”. Il tutto mentre Hamas continua ad istigare i palestinesi a colpire Israele con attacchi suicidi e cerca di ricucire i rapporti con Fatah incontrandone i vertici a Doha.

(com.unica, 10 febbraio 2016)

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