Prime certezze sulla tragica fine di Giulio Regeni al Cairo. Ma i punti di domanda non mancano. Sul suo assassinio, ma anche sul modo in cui le società occidentali sono chiamate a intervenire in determinati scenari di crisi.

Così Pierluigi Battista (Corriere): “Ecco la grande ipocrisia in cui si dibatte l’Occidente, l’Europa politicamente inesistente e verbosa, gli Stati Uniti ondivaghi e impotenti. Ecco il dilemma atroce di cui siamo prigionieri: reagire con forza ai soprusi di regimi in cui si può morire nei modi in cui è stato ucciso Giulio, tenere alta la bandiera dei diritti umani fondamentali, oppure tacere, minimizzare, accettare la convivenza coatta con regimi oppressivi nel nome della battaglia comune al Male assoluto rappresentato dal Califfato”.

Ma allora l’indignazione è meglio ripiegarla. “Per dignità”, sostiene l’editorialista. Commuovono intanto le parole dei genitori della vittima: “Quello che è stato nostro figlio, quello che ha rappresentato, quello che ci ha insegnato con le sue azioni, le sue scelte, i suoi studi, il suo impegno, saranno il faro che illuminerà il nostro futuro”.

(com.unica, 7 febbraio 2016)

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