Il terrorismo islamico insanguina anche questo fine settimana. Due incursioni parallele, una in Nigeria e l’altra in Ciad, quasi cento morti che portano ancora la firma del gruppo fondamentalista Boko Haram. L’altra notte i jihadisti hanno attaccato il villaggio nigeriano di Dalori: quattro ore di strage, freddamente pianificata ed eseguita. Due esplosioni, forse tre, in rapida successione alle 11.30 di ieri mattina a Damasco.

Almeno sessanta i morti — in parte soldati e in parte civili — ma il numero potrebbe aumentare perché tanti dei feriti sono gravi. Questo il bilancio dell’azione compiuta dall’Isis in un  santuario sciite nei sobborghi di Damasco. Si tratta dei luoghi più sacri agli sciiti poiché vi sorge il santuario che custodisce la tomba di una delle nipoti di Maometto nonché figlia di Ali, considerato da loro il legittimo successore del Profeta.

In programma domani a Roma il vertice ministeriale del cosiddetto “Small group”, cioè i paesi maggiormente impegnati nella coalizione globale contro l’Isis. Il vertice sarà presieduto dal ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni e dal segretario di Stato Usa John Kerry. La tappa romana è molto importante e rafforza, anche sotto il profilo dell’immagine, il ruolo dell’Italia.

(com.unica, 1 febbraio 2016)

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