Oggi la Camera ha respinto la mozione di sfiducia presentata dal M5S contro il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi per la vicenda della banca Etruria, l’istituto di credito dove il padre per qualche mese ha ricoperto la carica di vice presidente. Il testo ha ottenuto 123 sì e 373 no. A favore hanno votato M5s, Si-Sel, Lega Nord, Fdi-An. Contrari Pd, Area popolare, Conservatori e riformisti, Ala, Scelta civica, Pi-Cd, Psi, minoranze linguistiche. Forza Italia non ha partecipato al voto.

“Una campagna politica contro la mia famiglia e il governo”, ha detto il ministro in aula nel rispondere alla mozione di sfiducia nei suoi confronti. “Ci sono stati atti che hanno favorito mia famiglia? C’è stato un favoritismo, una corsia preferenziale? Se la risposta fosse sì sarei io la prima a ritenere necessarie le mie dimissioni. Se mio padre ha sbagliato deve pagare, non ho dubbi. Nell’Italia che stiamo costruendo non c’è spazio per due pesi e due misure. Ma questo non lo giudica il tribunale dei talk show o l’opposizione che strumentalizza vita e morte delle persone”, ha aggiunto.

Il ministro ha poi voluto evidenziare il carattere strumentale della mozione pentastellata, illustrata in aula dall’on. Crippa: “Io posseggo, o sarebbe meglio dire possedevo, 1557 azioni di banca Etruria, 1500 euro il valore iniziale. Ora valgono zero”, ha detto. “E’ suggestiva l’idea che io fossi proprietaria della banca Etruria, o che la mia famiglia, 5 soci su 60mila in totale, fosse proprietaria della banca – ha aggiunto il ministro -. Dire che banca Etruria è della famiglia Boschi è una cosa che poco corrisponde alla realtà dei fatti”. Il ministro ha spiegato anche: “Né io né i membri della mia famiglia hanno acquistato azioni mentre io ero al governo. L’ultimo acquisto è del luglio 2013”.

E ha così concluso il suo intervento: “Chi pensa che attaccando me si indebolisca il governo, dico lasciate perdere perchè questo governo è attrezzato per vincere gli attacchi e portare avanti il cambiamento. Andremo avanti senza arroganza”.

(com.unica, 18 dicembre 2015)

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