“Non in mio nome”, questo lo slogan delle manifestazioni svoltesi ieri a Roma e Milano, dove esponenti del mondo islamico italiano sono scesi in piazza per dissociarsi dalla barbarie e dalla violenza dello Stato Islamico. I sit in non hanno però registrato una presenza numerosa, raggiungendo circa un migliaio di partecipanti in tutte le città. Secondo il deputato italo- marocchino del Pd Khalid Chaouki, a cui da ieri è stata assegnata una scorta, “è stato un primo passo che segna una svolta: mai, prima d’ora, i musulmani erano scesi in piazza tutti uniti, mettendo da parte le differenze, per dire in modo netto che non si può uccidere in nome dell’Islam”.

A Milano, il controverso portavoce del Caim Davide Piccardo ha affermato: “Noi siamo contro le aggressioni a Gerusalemme, siamo al fianco dei nostri fratelli cristiani ed ebrei nel chiedere la pace”. “Scalda il cuore l’immagine dei musulmani delle comunità italiane che scendono in piazza per gridare ‘no al terrorismo’ e per contrastare apertamente chi uccide in nome dell’Islam” ma, scrive Pierluigi Battista sul ‘Corriere della Sera’, non basta: “con altrettanta chiarezza bisogna aggiungere che sono solo i primi passi. Che ce ne vogliono altri in cui si riconosca senza riserve l’accettazione di valori per noi imprescindibili come la tolleranza religiosa, la libertà dell’arte e della cultura, il pluralismo delle idee, la laicità dello Stato, l’eguaglianza tra uomo e donne”.

(com.unica, 22 novembre 2015)

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