“Per l’Europa scossa dal massacro di Parigi, attraversata da paure collettive sul futuro ed alle prese con la moltiplicazione di pregiudizi e sospetti nella vita quotidiana può servire riflettere sul caso israeliano”. Così scrive Maurizio Molinari su ‘La Stampa’, sottolineando come nonostante i continui attentati il Pil nazionale continui a crescere perché nessuna attività si ferma, ci sia grande fiducia nelle tecnologie nelle forze di sicurezza, e si eviti di mostrare i feriti negli agguati per evitare di spingere altri a compiere attentati analoghi.

Considerazione simili anche in un’analisi del corrispondente del ‘Corriere della Sera’  a Parigi Stefano Montefiori: “In questi giorni mi sono ricordato quel che mi disse in un’intervista di qualche anno fa il politologo Dominique Moïsi: ‘Dobbiamo prepararci a una israelizzazione della nostra vita quotidiana’. Da quel che ho letto, dai racconti degli amici israeliani e non, immagino che questo voglia dire vivere una vita quasi normale, con gli impegni e le abitudini occidentali sempre più simili da Tel Aviv a Parigi, da Milano a New York, ma con in più la costante consapevolezza che l’orrore potrebbe tornare, in ogni  istante”.

(com.unica, 22 novembre 2015)

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