Il Foglio’ ospita gli interventi di vari analisti israeliani sulla situazione europea, concordi nel definire lo Stato ebraico “l’unico esempio di democrazia che sa come si combatte il terrorismo”. “Israele ha costruito se stesso mentre fisicamente lottava contro gli stati arabi e i terroristi devoti alla sua distruzione” afferma tra gli altri Dan Schueftan, che ha anche lavorato come consigliere prima di Yitzhak Rabin e poi di Ariel Sharon.

La scrittrice somala Ayaan Hirsi Ali, in un intervento tradotto da ‘La Repubblica’, dice: “È vero che oggi gli estremisti islamici in Israele usano coltelli e automobili come armi principali, ma lo fanno perché è semplicemente impossibile organizzare attacchi come quelli di Parigi. Invece di demonizzare Israele bisogna chiamare in Europa i loro esperti per sviluppare una strategia antiterrorismo”.

E tra le numerosissime voci riportate dai quotidiani italiani, è ancora ‘La Repubblica’ ha tradurre un editoriale dell’economista premio Nobel Paul Krugman, il quale afferma che la strategia di uccidere persone a caso nei ristoranti e ai concerti è specchio della debolezza di fondo di chi la pone in atto. “Non porterà a fondare un califfato a Parigi. Però un effetto lo ha, instilla la paura, per questo si chiama terrorismo ed è sbagliato attribuirgli dignità di guerra. Non intendo con questo minimizzare l’orrore – specifica quindi Krugman – ma evidenziare che il maggior pericolo per la nostra società non deriva dai danni diretti che il terrorismo infligge, bensì dalle reazioni sbagliate che è in grado di provocare”.

(com.unica, 19 novembre 2015)

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