Dopo giorni di indagini appare sempre più verosimile che a provocare lo schianto dell’aereo russo nel deserto del Sinai sia stato un attentato terroristico. “Potrebbe essere stata l’Isis”, dice la Cia. Le fonti di intelligence hanno inoltre reso noto che nel periodo immediatamente precedente vi sarebbe stato un aumento di comunicazioni sospette nella regione.

Appare quindi plausibile un cambio di strategia per il Califfato, che per il primo aereo civile abbattuto potrebbe essersi impossessato dei miniesplosivi ad alto potenziale dell’ingegnere di Al Qaeda, Ibrahim al-Asiri. Sulla carta Isis e Al Qaeda sono in competizione – scrive Maurizio Molinari – ma proprio la guerra in Siria, i recenti appelli di Ayman al-Zawahiri, successore di Osama Bin Laden, all’unità dei jihadisti contro Usa e Russia e la decomposizione dello Yemen “consentono di ipotizzare che il terrorista saudita più ricercato del pianeta sia passato, da solo o con degli allievi, al servizio del Califfato”.

In attesa di ulteriori chiarimenti sulla vicenda, ieri sera il governo britannico ha annunciato la sospensione di tutti i voli da Londra a Sharm el-Sheikh (da lì era decollato l’aereo MetroJet con a bordo 224 passeggeri), proprio alla vigilia dei colloqui previsti oggi fra il primo ministro Cameron e il presidente egiziano al-Sisi.

Ormai è chiaro che ci sono delle “zone proibite”per le grandi compagnie aeree a causa del rischio di attentati terroristici, con bombe o missili. Un nuovo assetto dei cieli mediorientali nato per l’impatto dei conflitti locali e l’estensione dei territori controllati dai jihadisti, che ha visto Israele e i suoi scali diventare un corridoio sempre più importante.

(com.unica 5 novembre 2015)

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