[ACCADDE OGGI]

Era un giovedì, “il giovedì nero” quel 24 ottobre del 1929. Iniziava il rovinoso crollo della Borsa di Wall Street di New York. In una settimana si bruciavano ingenti capitali e gli investitori nel mercato dei titoli e gli speculatori crearono il panico tra giovedì azionisti e i risparmiatori. Nonostante le assicurazioni date dai rappresentanti della Borsa e dai responsabili delle maggiori banche (National  City Bank e Morgan Bank) i mercati continuarono a crollare e tutti quelli che avevano titoli da vantare si ritrovarono con carta straccia tra le mani. “Le banche avevano ritirato improvvisamente dal mercato diciottomila milioni di dollari, cancellando le aperture di credito e chiedendone la restituzione » dichiarerà il governatore della Banca di Francia.

Di colpo il mondo intero fu travolto dalla crisi e avvolto in una spirale di fame e miseria. Solo negli Stati Uniti d’America si contadino dodici milioni di disoccupati, le fabbriche furono costrette a chiudere a causa della mancanza di reddito nella domanda che inesorabilmente crollata e l’offerta che perdeva di competitività. Nondimeno le campagne prive di raccolti e di semine lasciarono il posto alla steppa. Le file davanti alle mense dei poveri si ingrossarono  sempre più. Tra i paesi più colpiti in Europa fu la Germania che apri le porte ai tanti movimenti di protesta e soprattutto ai nazionalsocialisti. Si salvò la Russia  sovietica che aprendo ai processi di moderna industrializzazione aveva già avviato i “piani quinquennali”.

L’Italia, anch’essa colpita, avviò un processo di allontanamento dalle politiche liberiste e diede vita ad un sempre maggiore intervento dello stato nel processo produttivo del paese. Si avviarono le grandi opere pubbliche e si iniziò la grande bonifica dei territori per restituirli alle campagne.

In America con Roosevelt si iniziò il “New Deal” con un massiccio intervento dello stato centrale per la ripresa economica del paese. Da più  parti, soprattutto italiana, si chiese di rivedere il sistema economico mondiale, ma con scarso successo. Fu la più  grave crisi del capitalismo dopo le avvisaglie che già si erano appalesate alla fine del 1800 con la débâcle dello scambio delle merci.

Affinità con l’attuale crisi economica apertasi sempre negli Stati Uniti a partire dal 2007? Certo. Le soluzioni di oggi tardano a intravvedersi, soprattutto in Europa e nell’attuale contesto storico di un mondo globalizzato e di una politica europea che si dice unita unicamente sul piano delle disuguaglianze economiche. Ma le regole del mercato sono sempre quelle e a farne le spese restano quelli che di borse non si intendono ed hanno solo quella della spesa che resta sempre più leggera.

(Franco Seccia/com.unica 24 ottobre 2015)

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