Al via le celebrazioni in vista del 28 febbraio 2016. I primi appuntamenti saranno le celebrazioni al santuario del beato don Gnocchi di Milano, in via Capecelatro 66, in occasione dell’anniversario di beatificazione: la prima, sabato 24 ottobre, alle 11.00, presieduta da monsignor Giovanni Giudici, vescovo di Pavia, alla presenza del Consiglio regionale, delle sezioni provinciali e dei gruppi comunali Aido Lombardia; la seconda, domenica 25 ottobre, alle 10.30, presieduta da monsignor Carlo Ghidelli, vescovo emerito di Lanciano-Ortona.

Era sotto la tenda a ossigeno. Quella mattina alle 6 chiese il piccolo crocifisso che la mamma gli aveva regalato per la Prima Messa. Lo appendemmo con del nastro adesivo. Don Carlo lo guardava e gli parlava con gli occhi. L’ultima parola che disse fu: ‘Grazie di tutto…’. Verso sera si aggravò. Improvvisamente si appoggiò con i pugni al materasso, strappò l’adesivo, prese il crocifisso, lo appoggio alle labbra, lo baciò. E così morì”.

Le parole di don Giovanni Barbareschi riportano alla triste commozione del 28 febbraio 1956, quando don Carlo Gnocchi (1902-1956), l’apostolo del dolore innocente, si spense alla Clinica Columbus di Milano. Solo il giorno prima aveva recitato il Rosario con due mutilatine, Antonina e Marisa, e aveva dato loro la sua benedizione. A suggello di una vita donata fino all’estremo, volle poi che le sue cornee restituissero la vista a due ragazzi ciechi, Silvio ed Amabile, quando ancora in Italia il trapianto di organi non era regolato dalla legge.

Il 1° marzo i funerali in Duomo a Milano furono grandiosi per partecipazione e commozione: quattro alpini a sorreggere la bara, altri a portare sulle spalle i piccoli mutilatini in lacrime, centomila persone nella cattedrale e in piazza e l’intera città a tributargli onore e affetto, saracinesche abbassate e chiese a lutto. Con la consapevolezza di essere erede e continuatrice di quella missione (“Amis, ve raccomandi la mia baracca…” fu l’appello di don Carlo sul punto di morte), la Fondazione si appresta ad avviare le celebrazioni per il sessantesimo anniversario della morte del beato don Gnocchi (1956-2016), che cadrà il 28 febbraio del prossimo anno. L’obiettivo, in un clima di sobrietà ed essenzialità, sarà soprattutto quello di interrogarsi sulla fedeltà e coerenza al mandato ricevuto, per consolidare e sviluppare la tensione tra carisma (don Carlo) e istituzione (l’Opera). “Non custodire la cenere – sono parole di Papa Francesco – ma alimentare il fuoco“.

(Elena Ciotta/com.unica 24 ottobre 2015)

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