Numerosi gli incontri diplomatici in corso per trovare una soluzione al complesso calderone mediorientale nei suoi diversi scenari di crisi. Ieri a Berlino meeting tra il segretario di Stato americano John Kerry e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, cui il portavoce della Casa Bianca si è rivolto rimproverandogli “una retorica delle provocazioni che non giova al contenimento delle violenze”.

Le recenti dichiarazioni del primo ministro sulla Shoah continuano ad essere oggetto di valutazioni e approfondimenti. Sul ‘Corriere della sera’ Donatella Di Cesare, accusandolo di non aver capito il significato di Auschwitz, descrive le sue parole come “agghiaccianti”.
“Hitler sapeva bene cosa voleva e da tempo, non si stava di certo attardando a realizzarlo. Al contrario – scrive Tiziana Della Rocca sul ‘Fatto Quotidiano’ – stava mettendo a punto la sua macchina di distruzione così da renderla più efficace”.

Spezza invece una lancia a favore Giulio Meotti su ‘Il Foglio’, che riconosce a Netanyahu il merito di aver portato all’attenzione dell’opinione pubblica la figura del Gran Mufti e il suo stretto legame con Hitler. “Incolpando il Mufti – si legge sul Foglio – Netanyahu indica l’origine dell’Intifada: non ‘l’occupazione’, ma l’antisemitismo”.

(com.unica, 23 ottobre 2015)

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