[ACCADDE OGGI]

“…Oggi noi rinnoviamo questo appello accorato e supplichiamo i Capi di Stato di non restare insensibili a questo grido dell’umanità. Facciano tutto ciò che è in loro potere per salvare la pace: così eviteranno al mondo gli orrori di una guerra, di cui nessuno può prevedere le spaventevoli conseguenze. Continuino a trattare. Sì, questa disposizione leale e aperta ha grande valore di testimonianza per la coscienza di ciascuno e in faccia alla storia. Promuovere, favorire, accettare trattative, ad ogni livello e in ogni tempo, è norma di saggezza e prudenza, che attira le benedizioni del Cielo e della terra…”.

Sono queste le parole che Papa Roncalli, ai microfoni della Radio Vaticana, rivolse ai potenti del mondo per scongiurare la guerra nucleare che dal 14 ottobre 1962 si stava abbattendo sull’intero pianeta a causa della scoperta dell’installazione di missili nucleari sovietici a Cuba. Fu un aereo spia americano U2 che la mattina di quel 14 ottobre del 1962 fotografò chiaramente la costruzione di una postazione per degli SS-4 sovietici vicino a San Cristóbal. Da quel momento fu un escalation di mosse e contromosse offensive tra gli Stati Uniti d’America e l’Unione Sovietica.

A giocare la partita che per quindici giorni tenne il mondo con il fiato sospeso furono il presidente americano John Fitzgerald Kennedy e il premier russo Nikita Krusciov. La gente si ammassava alle edicole e restava con l’orecchio incollato alla radio per seguire gli sviluppi di quella crisi, la più grave dalla fine della 2^ guerra mondiale. I giornali uscivano in edizione straordinarie con la ribattuta del prima pagina quasi ogni ora. Gli americani dicevano di non poter accettare che i sovietici avessero missili atomici a poche miglia dalle loro coste. I russi rispondevano di non poter accettare che gli americani disponessero delle stesse armi offensive puntate contro di loro nelle basi statunitensi in Italia e in Turchia e che avevano mal sopportato il tentativo di invasione dell’isola di Cuba da parte di esuli cubani e mercenari appoggiati dalla CIA, la famosa invasione della baia dei Porci. L’amministrazione statunitense si spaccò letteralmente in due: da una parte i fautori di un attacco immediato alle basi missilistiche sovietiche appena scoperte per distruggerle. Dall’altra il partito dei negoziatori utilizzando l’Onu e ogni canale per superare la crisi. Alla fine Kennedy optò per una soluzione di mezza forza e fu ordinato il blocco navale intorno all’isola di Cuba allo scopo di impedire che le navi sovietiche proseguissero il loro viaggio per rifornire le basi cubane. L’annuncio di questa decisione venne data dallo stesso Kennedy in un discorsi il 22 ottobre e da quel momento il mondo attonito seguì la rotta della navi russe chiedendosi se si fossero fermate e in caso contrario se le navi americane distanziate a presidiare il blocco avessero aperto il fuoco.

Intanto, i canali diplomatici si intensificarono e forse ci fu la decisiva svolta per il passo della segretaria di Stato vaticana che invitò il governo italiano, allora guidato da Amintore Fanfani, a dichiarare la propria immediata disponibilità affinché venissero smantellate le basi missilistiche americane presenti in Basilicata e in Puglia. Il 28 ottobre Kennedy rinunciò al blocco navale e Krusciov iniziò a ritirare i missili da Cuba.

L’accordo era stato raggiunto e in cambio del ritiro dei loro missili dall’isola di Fidel Castro i russi si accontentarono della promessa pubblica degli americani di non tentare più l’invasione di Cuba. In verità l’accordo conteneva anche una clausola segreta che riguardava lo smantellamento delle basi missilistiche americane dalla Turchia e dall’Italia. Il mondo riprese fiato, i giornali e le radio calarono nel loro indice di vendita e di ascolto. Iniziarono decine e decine di guerre in ogni parte del mondo, mai dichiarate e disastrosamente combattute e che ancora continuano.

(Franco Seccia/com.unica, 14 ottobre 2015)

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