Garanzie sulla gestione del flusso delle armi in Siria. È quanto chiederà il Primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu al presidente russo Vladimir Putin nell’imminente incontro fissato tra i due al Cremlino. La Russia è schierata al fianco del regime di Bashar al-Assad nel conflitto che sta dilaniando da anni la Siria. Nelle ultime settimane Mosca ha aumentato la sua presenza sul territorio siriano e i suoi aiuti militari ad Assad, rivendicando una posizione da protagonista nello scacchiere mediorientale. Israele, per parte sua, teme che le sofisticate armi russe cadano nelle mani di Hezbollah ed altri gruppi terroristici, che da sempre minacciano la sicurezza dello Stato ebraico e che hanno potuto contare sul sostegno di Assad e dell’Iran.

Ma mentre Gerusalemme si preoccupa per i nuovi sviluppi in Siria, da Mosca Putin ribadisce il suo sostegno al regime di Damasco in chiave anti-Isis e invita altre nazioni a seguire la Russia. “L’emergenza profughi è colpa vostra”, l’accusa di Assad all’Europa, che cerca di estorcere all’Occidente il sostegno militare, ribadendo – come già in passato – di essere l’unico argine al terrorismo del Califfato e, di conseguenza, alla fuga di massa verso il Vecchio Continente dalle zone coinvolte nel conflitto con i jihadisti. L’obiettivo, sia di Assad sia della Russia, è creare una grande coalizione anti-Isis, che coinvolga anche gli Stati Uniti, e la telefonata delle scorse ore tra il presidente Usa Barack Obama e il presidente Putin potrebbe aprire le porte a questa soluzione.

(com.unica 17 settembre 2015)

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