Secondo una nota pubblicata dall’Osservatorio sul precariato dell’Inps nel primo trimestre di quest’anno sono aumentati di 252.177 unità rispetto allo stesso periodo del 2014, i nuovi rapporti di lavoro nel settore privato, pari a un significativo +36%. Nessun cambiamento invece per quanto riguarda i contratti a termine, mentre calano le assunzioni in apprendistato (-11.500).

In termini complessivi la quota di assunzioni con rapporti stabili sul totale dei rapporti di lavoro attivati/variati è passata dal 33,6% dei primi sei mesi del 2014 al 40,8% dei primi sei mesi del 2015.

Le performaces migliori si sono registrate in Friuli-Venezia Giulia (+82,9%), in Umbria (+67,0%), nelle Marche (+55,5%), nel Trentino-Alto-Adige (+54,3%), in Emilia-Romagna (+52,6%), in Piemonte (+52,0%), in Liguria (+47,6%), in Veneto (+45,9%), in Lombardia (+41,3%), nel Lazio (+41,0%), in Sardegna (+40,0%) e in Toscana (+38,6%).

Cresce anche il lavoro a tempo pieno rispetto al part time: i nuovi rapporti full time sono il 63,4% del totale delle nuove assunzioni nei primi sei mesi del 2015, in aumento di 1,1 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2014.

Appena appresi questi dati non si è fatto attendere il commento del premier Matteo Renzi: “I dati diffusi dall’Inps dicono che siamo sulla strada giusta contro il precariato e che il Jobs Act è un’occasione da non perdere, soprattutto per la nostra generazione”. Quindi una punta polemica su twitter: “INPS Crescono i lavori stabili, più 36%. Come era quella del Jobs Act che aumenta il precari? #italiariparte tutto il resto è noia…”

(Sebastiano Catte, com.unica 10 agosto 2015)

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