Dopo l’intervento di Abraham Yehoshua altri due grandi scrittori israeliani come Eshkol Nevo e David Grossman hanno voluto far sentire la loro voce sugli ultimi sanguinosi attentati compiuti da estremisti ebraici nei giorni scorsi.

Il primo lancia un vero e proprio appello dalle colonne del quotidiano “Yedioth Ahronoth”: “Non c’è alternativa all’alzarsi in piedi e al combattere per l’immagine di questo Paese. La maggioranza silenziosa deve, semplicemente deve, smettere di essere silenziosa. Prima che sia troppo tardi”. Le parole di Nevo sono state riportate anche dal “Corriere della Sera”, che ricorda anche la presa di posizione del presidente israeliano Reuven Rivlin, intervenuto in modo chiaro contro il fanatismo, contro quelle fiamme che “stanno incendiando il Paese, che permettono di uccidere in nome della Torah”.

Proprio per le sue posizioni, Rivlin è stato oggetto di minacce. “Rischi di fare la stessa fine di Yizthak Rabin”, l’inquietante avvertimento lanciato dagli ultranazionalisti religiosi. E dal mondo religioso israeliano, sono arrivate molte condanne rispetto ai fatti degli ultimi giorni. “Inammissibile che nel nome della religione si infierisca sul prossimo”, è il messaggio lanciato dal rabbino capo d’Israele rav Yitzhak Yosef e dal rabbino di Gerusalemme rav Shlomo Amar.

David Grossman è intervenuto invece oggi sulle pagine di Repubblica: “La mano di un uomo apre una finestra in piena notte e lancia una bottiglia incendiaria in una stanza dove dormono madre, padre e due bambini. I pensieri, le immagini, sono strazianti. Chi è la persona, o le persone, capaci di un simile gesto?” si chiede lo scrittore rivolgendosi in particolare all’attuale leadership israeliana. Grossman sottolinea come il premier Netanyahu e i suoi ministri abbiano subito condannato l’attacco incendiario di giovedì scorso. “Ciò che è difficile capire – afferma lo scrittore – è come il capo del governo e i suoi ministri possano ignorare il legame tra il fuoco da loro attizzato per decenni e le fiamme degli ultimi avvenimenti. Come non vedano il nesso tra l’occupazione della Cisgiordania che dura da quarantotto anni e la realtà buia e fanatica creatasi ai margini della coscienza israeliana”.

(com.unica, 3 agosto 2015)

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