“Combattere insieme il terrorismo, da qualsiasi direzione esso provenga”. Questo l’intento manifestato dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in un colloquio telefonico con il presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas. Netanyahu ha reso visita ai familiari del piccolo Ali Saad Dawabsheh, ricoverati in un ospedale di Tel Aviv con gravissime ustioni sul corpo.

“Più che vergogna provo dolore, perché membri del mio popolo hanno scelto la via del terrorismo e hanno perso il volto umano”, le parole del presidente Reuven Rivlin (minacciato ieri di morte da alcuni estremisti). Ferma condanna all’ultima spirale di violenze è arrivata anche dalla società civile israeliana, che ha partecipato a due manifestazioni di piazza organizzate a Gerusalemme e Tel Aviv.

Nel frattempo rimane alta la tensione. È morto al Palestine Medical Complex il 17enne palestinese ferito negli scontri con la polizia israeliana esplosi nella notte tra venerdì e sabato nei pressi di un checkpoint militare vicino Ramallah. Subito dopo i suoi funerali, a cui hanno partecipato in migliaia, sono esplosi nuovi disordini a Jazalon, e poi anche nel villaggio di Kusra, in Cisgiordania.

 Ad alcuni quotidiani, il leader del partito israeliano d’opposizione Yesh Atid, Yair Lapid, ha commentato: “Faremo di tutto per evitare che la tensione di questi giorni sfoci in una terza Intifada, ma anche i palestinesi devono fare la loro parte”.

(com.unica, 2 agosto 2015)

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