Molti gli interrogativi che scuotono gli Stati Uniti dopo la strage di Charleston, compiuta venerdì scorso da un fanatico del suprematismo bianco che ha ucciso otto persone, tutte afroamericane. “Non ho scelta, devo farlo” annunciava l’assassino sul suo blog, in cui definiva i neri “stupidi e violenti. Hanno un quoziente di Intelligenza basso…La segregazione non è una cattiva cosa è una misura difensiva. Deliri condivisi sul suolo statunitense da diverse organizzazioni razziste e in favore della supremazia bianca, come racconta Vittorio Zucconi su La  Repubblica: “L’aggressività, la virulenza sono in aumento e almeno cento negli ultimi cinque anni sono state le vittime di ‘hate killings’, di omicidi condotti per puro odio razziale. Inclusi ebrei, sempre ben presenti nella mitologia del “Bianco Anglosassone Protestante” insidiato da afroamericani, “razze inferiori” assortite, “meticci”, ‘latinos’, omosessuali. Da chiunque non corrisponda all’ideale del perfetto “ariano” americanizzato”.

(com.unica, 21 giugno 2015)

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