Riapre, dopo otto anni di inagibilità, la sinagoga di via Palestro a Pisa, il Tempio ebraico a due passi dal Teatro Verdi e nel cuore del centro storico cittadino. Si tratta del terzo restauro nel 1155 anni di storia ebraica della città. Restaurate le panche e gli altri arredi lignei ottocenteschi, led negli antichi lampadari, ripristinata la finta volta con funzione antisismica, pareti e colonne ridecorate. Finalmente restituita al suo antico splendore, domenica 21 giugno il luogo di culto sarà infatti riaperto e restituito alla città. Il restauro, costato 1,3 milioni di euro, è stato reso possibile grazie al contributo di diversi sponsor: Arcus Spa, Ministero dei beni culturali, Fondazione Pisa e Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato. La giornata di inaugurazione del 21 giugno si svolgerà in due tempi: al mattino (ad invito) i saluti delle autorità e la cerimonia religiosa che sarà officiata dal rabbino di riferimento della Comunità ebraica di Pisa, rav. Luciano Caro, che è anche il presidente del Comitato che si è costituito per l’inaugurazione della Sinagoga. Al pomeriggio (dalle 16 in poi) l’apertura alla città con una serie di visite guidate gratuite. L’antica Sinagoga pisana è ospitata nell’edificio di via Palestro dal 1595, stabile che in un primo tempo era stato preso in affitto dalla famiglia Serravallini e poi acquistato nel 1647 dalla Comunità ebraica. Nel 1785 l’edificio fu sottoposto ad un primo restauro per poi essere completamente restaurato negli anni ‘70 del XIX secolo su progetto dell’architetto piemontese Marco Treves.

Poi nel 2007 una notte di tempesta danneggiò la copertura dell’immobile rendendolo inagibile: nel 2009 è cominciato il terzo e ultimo restauro conclusosi in questi giorni. L’aspetto dell’edificio è quello ottenuto dal restauro del XIX secolo e presenta caratteristiche comuni a gran parte delle Sinagoghe ebraiche. All’interno dell’edificio è stata rispettata la tradizionale ubicazione della sala di culto al piano superiore, al quale si accede da una grande ed elegante scala, che ha sostituito quella seicentesca a tre rampe. Nell’organizzazione della sala si è invece tenuto conto del nuovo modo di partecipazione religiosa, che esalta la figura dell’officiante. Per questo motivo all’Aròn, l’arca contenente i rotoli della Torah, è stata avvicinata la Tevà o Bimà, il podio per la lettura e la recita delle preghiere pubbliche, creando un’unica grande composizione, situata nella zona est della sala rettangolare, il cui ingresso, sul lato corto, è accentuato da due file di colonne che reggono il matroneo. Le panche, in legno di noce intagliato, sono sistemate in parallelo ed orientate verso l’Aròn; solo una fila di sedili corre lungo le pareti, cui è attaccata. Lo spazio della sala è coperto da una volta a padiglione, in forma grande vela gonfiata, decorata, secondo la legge ebraica che vieta le rappresentazioni figurative, con motivi geometrici.

(com. unica, 19 giugno 2015)

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