La crisi globale dei rifugiati: una cospirazione dell’abbandono” è il titolo dell’ultimo rapporto di Amnesty International pubblicato ieri alla vigilia della Giornata mondiale del rifugiato in programma il prossimo 2 giugno a Beirut. Descrive nei minimi particolari un quadro impressionante di quella che è stata definita come la peggiore crisi dei rifugiati dalla Seconda guerra mondiale, in cui milioni di donne, uomini e bambini lottano disperatamente per la sopravvivenza. I dati numerici del resto parlano da soli: un milione di rifugiati che ha disperatamente bisogno di essere reinsediato; quattro milioni di siriani che lottano per la sopravvivenza in Turchia, Libano, Giordania, Irak ed Egitto; tre milioni di rifugiati che si trovano nell’Africa sub-sahariana a cui solo in minima parte è stato offerto il reinsediamento; 3500 persone sono annegate nel Mar Mediterraneo nel 2014 e 1865 dall’inizio del 2015.

Il rapporto è soprattutto un impietoso atto di accusa nei confronti dei governi occidentali: “Questa crisi dei rifugiati è una delle sfide cruciali del XXI secolo ma finora la risposta della comunità internazionale è stata vergognosamente fallimentare. C’è bisogno di un radicale cambiamento nelle politiche e nelle prassi per creare una strategia globale complessiva e coerente” – ha spiegato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International.

La Ong propone di rafforzare in primo luogo il sistema della protezione dei rifugiati, invitando nel contempo gli stati a impegnarsi concretamente al rispetto dei loro obblighi giuridici e a battersi per una condivisione internazionale delle responsabilità. Queste le azioni prioritarie che Amnesty International chiede ai governi di intraprendere immediatamente:

  • l’impegno a reinsediare complessivamente, entro i prossimi quattro anni, il milione di rifugiati che attualmente necessita di reinsediamento;
  • l’istituzione di un fondo globale per i rifugiati che possa rispondere a tutti gli appelli delle agenzie umanitarie delle Nazioni Unite e fornire sostegno finanziario ai paesi che ospitano grandi numeri di rifugiati;
  • la ratifica globale della Convenzione delle Nazioni Unite sullo status di rifugiato;
  • lo sviluppo di procedure nazionali eque per esaminare le richieste di asilo e garantire che i rifugiati abbiano accesso ai servizi di base, quali l’assistenza sanitaria e l’istruzione.

“Il mondo non può più stare a guardare mentre paesi come il Libano e la Turchia sopportano un peso così ingente. Nessun paese dovrebbe essere lasciato solo a gestire un’enorme emergenza umanitaria, scarsamente aiutato dagli altri, solo perché si trova al confine con un paese in conflitto” – ha aggiunto Shetty. “I governi di tutto il mondo hanno il dovere di assicurare che le persone non muoiano mentre cercano la salvezza. È fondamentale che offrano un riparo sicuro ai rifugiati disperati istituendo un fondo globale per i rifugiati e prendendo misure efficaci per portare in giudizio le reti criminali dei trafficanti. È giunto davvero il momento di rafforzare la protezione per i rifugiati, altrimenti il mondo si renderà complice di una tragedia evitabile” – ha concluso Shetty.

(com.unica, 16 giugno 2015)

 

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