Dopo la perdita della maggioranza assoluta del partito conservatore di Erdogan e l’affermazione significativa della formazione curda Hdp (il Partito democratico del popolo) nelle ultime elezioni, la Turchia si trova a dover ridisegnare il proprio governo di fronte a una svolta storica. Svolta che però non favorisce la stabilità e porta con sé i primi segnali di preoccupazione: ieri la borsa di Istanbul è crollata facendo accorrere la Banca di Ankara per portare in salvo la lira, mentre per la prima volta dopo anni il presidente Erdogan ha deciso di rimanere in silenzio, salvo che per uno snello comunicato stampa. Una condizione quanto mai precaria che pone la Turchia di fronte ad un aut aut: se entro 45 giorni non si formerà un nuovo governo, i cittadini dovranno tornare alle urne.

Edward Luttwak, consulente del National Security Council del Dipartimento di Stato americano, analizza, dalle pagine de “Il Giornale”, la storica perdita di potere del presidente turco Erdogan, definendola una grande vittoria per l’Europa e gli Stati Uniti: “Ha trasformato – spiega – il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (Akp) in un movimento islamista sunnita. Il risultato per lui è un game over. Infischiandosene delle regole, il presidente si è esposto in prima persona girando il Paese in lungo e in largo e brandendo il Corano a ogni comizio”. Per poi aggiungere: “Negli ultimi anni Erdogan ha sferrato un attacco quotidiano ai valori occidentali di libertà e democrazia”.

(com.unica, 9 giugno 2015)

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