Duro colpo elettorale per il presidente turco Recep Tayyp Erdogan. Il suo partito – Akp, conservatore e di ispirazione islamica – per la prima volta in 13 anni non raggiunge la maggioranza assoluta, ottenendo il 40 per cento dei voti e perdendo ben dieci punti rispetto alle elezioni precedenti. A sorprendere è invece lo storico risultato del partito curdo (13 per cento) che per la prima volta supera l’ostica soglia di sbarramento (fissata al 10 per cento) e porta in Parlamento 82 deputati.

“La faccia pulita di un curdo in camicia bianca entra per la rima volta nel Parlamento della Turchia e abbatte l’arroganza del Sultano”, scrive Repubblica parlando del leader del partito curdo Selahattin Demirtas, definito “l’outsider dall’eloquio tranquillo che difende le minoranze, le donne e i gay”. “Ha vinto la democrazia”, ha dichiarato Demirtas, escludendo categoricamente la possibilità di entrare a far parte di una coalizione guidata da Erdogan.

“Vari scenari sono adesso possibili. Erdogan può cercare di promuovere un governo di minoranza dell’Akp fino a elezioni anticipate. Può anche tentare un’intesa con uno dei tre partiti di opposizione. I candidati più probabili sarebbero i nazionalisti. Ma lo scenario più interessante prevede che curdi, nazionalisti e socialdemocratici, nonostante l’antagonismo storico, potrebbero – pur di sbarazzarsi degli islamici al potere da 13 anni – provare un accordo fino a elezioni anticipate”.

(com.unica, 8 giugno 2015)

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