“Sono venuto come pellegrino di pace e di dialogoha detto il Pontefice in visita nella ‘Gerusalemme d’occidente’, dove 100 anni fa scoccò la scintilla della I Guerra Mondiale e che negli anni 90 fu devastata dal conflitto dell’ex Jugoslavia.

È necessario “un dialogo paziente e fiducioso”, in modo che le persone, le famiglie e le comunità possano “trasmettere i valori della propria cultura” e”accogliere il bene proveniente dalle esperienze altrui”. È quanto ha detto oggi Papa Francesco a Sarajevo, dove ha incontrato il presidente di turno della Presidenza di Bosnia Erzegovina, Mladen Ivanic. Il Santo Padre ha ricordato di essere “venuto come pellegrino di pace e di dialogo, 18 anni dopo la storica visita di san Giovanni Paolo II, avvenuta a meno di due anni dalla firma degli Accordi di Pace di Dayton”. “Sono lieto di vedere i progressi compiuti”, ha detto.

“È però importante non accontentarsi di quanto finora realizzato, ma cercare di compiere passi ulteriori per rinsaldare la fiducia e creare occasioni per accrescere la mutua conoscenza e stima. Per favorire questo percorso sono fondamentali la vicinanza e la collaborazione della Comunità internazionale, in particolare dell’Unione Europea, e di tutti i Paesi e le Organizzazioni presenti e operanti sul territorio della Bosnia ed Erzegovina”.

A questo proposito, il Pontefice ha sottolineato che la Bosnia ed Erzegovina è “parte integrante dell’Europa”. La notte di Sarajevo che ha preceduto l’arrivo del Papa, si è accesa di migliaia di candele con centinaia di giovani che si sono raccolti intorno all’arcivescovo, il cardinale Vinko Puljic per una veglia di preghiera nella parrocchia dell’Assunzione della Beata Vergine Maria a Stup (un quartiere di Sarajevo).

Preghiere, canti, testimonianze, momenti di silenzio per richiamare l’attenzione della comunità internazionale sul dramma dei cristiani perseguitati o costretti a lasciare le terre dove sono nati.

(com.unica, 6 giugno 2015)

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