Ad urne chiuse si fanno i conti di questa competizione elettorale che ha coinvolto sette Regioni e che ha fatto registrare una bassa affluenza alle urne: si è recato ai seggi solo il 52,2% degli italiani nelle sette regioni in cui si votava, quasi 12 punti in meno rispetto al 64,1% delle precedenti consultazione omologhe a quelle di ieri. Per il “Financial Times”, sconfitta per Renzi, mentre la Lega  diventa il primo partito centrodestra. Ma alla fine il Pd, seppure in sofferenza, ottiene il sospirato 5 a 2, anche se la vittoria di Forza Italia in Liguria ha lasciato l’amaro in bocca ai renziani ortodossi che se la prendono con la “sinistra masochista” ligure, e ha donato il sorriso a Berlusconi.  

La Lega, dopo la campagna a tappeto del leader Matteo Salvini, ottiene una buona affermazione, soprattutto al centro e il leader del Carroccio mette una seria opa sulla guida del centrodestra. Bene anche il Movimento cinque stelle che in tutta Italia si stanzia sul 20% con punte in alcune zone come Genova, dove la più giovane candidata governatrice, Alice Salvatore, sfiora un sorprendente 25%, staccata solo di tre punti dalla candidata Pd Lella Paita. I pentastellati sono addirittura il primo partito in tre regioni.  Per l’altra testata inglese “Telegraph” si è trattato del primo grande colpo alla carriera politica di Renzi. Se la ridono Lega e 5Stelle, il primo perché viene riconosciuto come un forte partito anti-euro e anti-immigrati, il secondo perché ha ricalcato il successo avuto dallo spagnolo Podemos lo scorso fine settimana.

Il crollo del Pd: rispetto alle regionali 2010 i candidati delle coalizioni di centro sinistra arretrano dappertutto: Liguria 27,8% nel 2015 contro il 52,1% del 2010; Veneto 22,7% (29,1%); Toscana 48,0% (59,7%); Marche 41,1% (53,2%); Umbria 42,8% (57,4%); Campania 41,0% (43,0%); Puglia 47,3% (48,7%). Per quanto riguarda il voto alle liste del PD, nel 2015, dopo il travolgente risultato delle Europee 2014, si registra un aumento rispetto al 2010 soltanto in due regioni: la Toscana, dove passa dal 42,2% al 46,3% e nelle Marche dal 31,1% al 35,1%. I democratici calano, invece, nelle altre cinque regioni: Liguria (25.6% contro 28,3%), Veneto (16,7% rispetto al 20,3%), Umbria (35.8% – 36,2%), Campania (19,8% – 21,4%), Puglia (19,3% – 20,7%).

(com.unica, 1 giugno 2015)

Share This: