La campagna elettorale per le Regionali si è chiusa tra comizi in piazza e maratone tv dei leader, ma a dominare il dibattito è la lista ufficializzata dal presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi, con i nomi dei 16 candidati (4 in Puglia, gli altri 12 in Campania) che non hanno i requisiti previsti dal codice di autoregolamentazione approvato dai partiti. Ma è solo uno il nome su cui si scatena la tempesta politica, ed è quello del candidato democratico alla presidenza della Campania, Vincenzo De Luca. Ed è una tempesta che non vede il Pd contro gli altri partiti ma un attacco concentrico dei renziani proprio verso Rosy Bindi.

L’accusa è quella di aver usato il lavoro della commissione per “vendicarsi” di vecchie ruggini con il segretario. Il diretto interessato reagisce e annuncia una querela nei confronti del presidente dell’Antimafia e si dice pronto a un confronto televisivo. Una bomba, insomma, sull’esito delle Regionali che già deve fare i conti con un’altra incognita: quella dell’astensionismo. Il rischio che il ponte del 2 giugno porti gli elettori lontano dalle urne è ben presente ai leader che infatti si prodigano in appelli al voto. Leader che, peraltro, hanno scelto di chiudere in modo diverso le loro campagne elettorali. Renzi si è diviso tra Marche (dove ha visitato un’azienda) e Firenze, città scelta per la chiusura. Comizi anche per Salvini, che ha preferito la Verona di Flavio Tosi e per Beppe Grillo, che ha optato per la “sua” Genova.

Rush finale tutto in tv invece per Silvio Berlusconi. Renzi sa di giocarsi molto in questa partita, soprattutto ora che la questione impresentabili ha riacceso la scintilla dello scontro all’interno del Pd.

(com.unica, 30 maggio 2015)

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