L’inserimento delle disabilità in un circuito virtuoso di formazione e di lavoro è un valore aggiunto, una risorsa per la società ed anche un fattore di risparmio per le imprese e per l’economia di un paese. E’ quanto è emerso dal convegno Valgo anch’io tenutosi ieri a Roma, presso il salone della Confcommercio in piazza Belli, a conclusione del terzo corso di formazione per commis di sala e cucina organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Cinquanta allievi del corso, realizzato con la collaborazione di Laurenzi Consulting, che hanno seguito con profitto per un anno le lezioni teoriche e pratiche, e che hanno svolto un adeguato tirocinio presso la Trattoria de Gli Amici, hanno ricevuto dal presidente della Comunità Marco Impagliazzo l’attestato di partecipazione, valido lasciapassare per l’inserimento in una proficua attività lavorativa, anche grazie alla collaborazione di aziende del settore della ristorazione che hanno mostrato disponibilità e accoglienza.

Luigi Bobba, sottosegretario al Ministero del Lavoro, ha elogiato quella che ha definito una “iniziativa esemplare” che contribuisce “a far diventare l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità non una eccezione ma un momento ordinario delle politiche del lavoro, frutto di convinzione, ma anche di convenienza, perché si passa dalla mera assistenza alla collaborazione, promuovendo competenze, rimuovendo meccanismi di esclusione, creando opportunità”.

Il vice presidente del Confcommercio Paolo Uggè ha parlato di una sfida al pregiudizio, alla pigrizia e all’isolamento vinta grazie al “coraggio della speranza e alla qualità dei rapporti umani che sono un moltiplicatore di produttività”. L’esperienza di amicizia e di lavoro comune che dura molti anni, ha detto Marco Impagliazzo  “dimostra che la disabilità non è un handicap ma una risorsa da non disperdere anche nel mercato del lavoro. Valgo anch’io è il punto di approdo di un’esperienza preziosa in cui amicizia, sostegno, aiuto e solidarietà si sono fuse insieme coinvolgendo famiglie, istituzioni, la società civile e le imprese, e dimostrando che la disabilità può diventare un fattore di comprensione più larga e profonda della vita, un fattore di maggiore umanizzazione della società raggiunta grazie al superamento di una tradizione di silenzio e indifferenza e alla valorizzazione della creatività e della capacità espressiva di tutti.  

Carlo Francescutti dell’Osservatorio Nazionale della Disabilità ha ricordato che “una società in cui le persone con disabilità lavorano e partecipano alla vita sociale è una società più ricca”; l’economista Matteo Caroli dell’Università Luiss ha elogiato il coinvolgimento nel progetto di imprenditori, poteri pubblici e volontari, “in un’operazione di marketing sociale che accresce il valore dell’iniziativa”. La Comunità di Sant’Egidio è da più di quarant’anni accanto alle persone con disabilità a Roma ed in altre città d’Italia e d’Europa e ne promuove la piena inclusione sociale, lavorativa e culturale. È un legame dal quale negli anni sono nate esperienze innovative e che ha nell’amicizia il suo tratto distintivo. A Roma ed in altre città la Comunità di Sant’Egidio ha aperto alcune Case amiche dei disabili per rispondere all’incertezza del futuro, uno dei problemi che le persone con disabilità e le loro famiglie avvertono con maggiore preoccupazione. Le persone con disabilità sono aiutate a restare nel proprio ambiente, nella propria casa e a trovare risposte abitative sostenibili, quali coabitazioni, residenze protette o case-famiglia, cercando di valorizzare e sfruttare al meglio le risorse umane, sociali ed economiche dei disabili stessi.

(com.unica, 27 maggio 2015)

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