Alberto Pincherle: Roma, 26 settembre 1990; Amalia Liana Negretti Odescalchi: Varese, 15 aprile 1995. Le due date di discesa dal ring della narrativa di Alberto Moravia e dì Liala contrassegnano rispettivamente il 25° e il 20° anniversario dì due leggende dimenticate. Buona occasione per mettere a confronto di popolarità e di attualità due autori meno diversi di quanto parrebbe.

La vita del primo è quella di un eroe della seconda: rileggere la biografia moraviana realizzata da Elkann (Bompiani editore) per credere. E le eroine raccontate con gran perizia tecnica dalla contessa Negretti Odescalchi sono nonne, madri, zie delle annoiate indifferenti del Moravia. Di Liala procuratevi (da collezionisti o con Amazon, secondo attitudini e stili personali) la Trilogia di Lalla: la saga delle Acquaviva di “Dormire e non sognare”, “Lalla che torna” e “Velo sulla fronte”, volumi pubblicati dallo snobbissimo Cino del Duca editore con copertine pronte per l’ideale locandina di una soap sensazionale che attende solo il tocco di una nuova Cinzia Th Torrini per diventare il telegatto dell’anno. 

Mi candido per la sceneggiatura, essendo la Lalla che torna nel secondo titolo uniamica di famiglia (con un altro cognome, è chiaro): una delle tre moschettiere che con mia madre sono state quattro gagarelle del mlanese Biffi Scala, quella che da bambino chìamavo zia Lalla, la Yole Dall’Oca Bianca, la Bretz Olivetti e Anthos, la mamma. Questo per dire che ciascuno, riscoprendo Liala e incrociandone l’abile sentimentalismo con l’intelligenza moraviana può ricostruire una genealogia ben più ricca dell’about di Fb.

(Fabrizio Sebbastjan Caleffi/com.unica, 26 settembre 2015)

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