Il mondo dei media sta cambiando molto velocemente, più velocemente che mai, ed è per questo che anche le biblioteche stanno radicalmente cambiando in questo periodo. Per non parlare della storia della biblioteche nel mondo antico, esaminando solo gli ultimi 400 anni, la lunga continuità dell’istituto “ biblioteca” oggi è interrotta dall’avvento del mondo digitale che è qualcosa di completamente nuovo.

E’ possibile che qualcuno degli oltre 1.174 milioni di visitatori delle circa 70.000 biblioteche europee possa immaginare un mondo senza biblioteche, senza avere la possibilità di usare uno stock di media – ovviamente non solo libri – di 1.7 miliardi di testi e di poter usufruire di oltre 1.9 miliardi di prestiti? Sicuramente no, ma ciononostante è giusto chiedersi se una istituzione tanto amata potrà sopravvivere in un contesto in cui moltissime persone vivono la loro vita in un modo diverso anche solo da ieri, con l’accesso a internet disponibile anche all’aperto, leggendo un e-book sulla metropolitana senza avere per forza bisogno di luoghi come le biblioteche.

Ma il luogo fisico della biblioteca non è solo un edificio. Prevede che qui si possa accedere liberamente e senza ostacoli a ingenti risorse informative e culturali, un luogo di valore, fidato, uno spazio di democrazia. Prevede anche che la biblioteca sostenga tutte le richieste di informazione dei propri utenti. Certamente la biblioteca deve diventare più flessibile grazie all’integrazione di informazioni e strumenti provenienti dalla rete, con una presenza anche sui social media.

Quindi le biblioteche stanno diventando molto più che degli edifici riempiti di libri , dove si prendono in prestito libri, cd, dvd ecc. , stanno diventando un servizio virtuale accessibile tutto il giorno e ogni giorno della settimana.

Stiamo quindi pensando che tutte le fonti delle informazioni digitali siano accessibili a tutti; sappiamo che sarebbe bello, sappiamo che non è così. Le biblioteche di questi tempi dovrebbero tenere ben presente che sono proprio le biblioteche stesse a dover operare per colmare il divario tra i soggetti che hanno tutte le opportunità e quelli che invece hanno difficoltà, perché non hanno accesso alla rete,perché non sono abili nel ricercare, perché non hanno dimestichezza con le nuove tecnologie.

Le biblioteche devo assicurare che nessuno sia escluso da questi luoghi, così popolari, di conoscenza e informazione o che sia lasciato indietro. E anche se ogni informazione fosse accessibile a tutti – io non credo che questo avverrà perché l’informazione diventerà sempre più un prodotto con un prezzo – le biblioteche rimangono un necessario supporto per gestire tutta questa massa di informazioni e di materiali.

Cosa perderemmo quando non ci fossero più le biblioteche nell’era digitale? Un luogo per promuovere l’alfabetizzazione, uno spazio di apprendimento, un luogo senza limiti al consumo, in cui tutti pongono esigenze legittime. E significherebbe che ai cittadini non sarebbe più fornito l’accesso alle ricchezze della conoscenza, dell’immaginazione umana sia che stiano fisicamente nella biblioteca, da qualche altra parte oppure online. Ma per il bene dei cittadini, i buoni politici nella società digitale devono rafforzare le biblioteche per quanto riguarda il loro status giuridico, le loro caratteristiche rispetto al copyright per il digitale, il loro finanziamento e il loro ruolo nei campi della ricerca e dell’istruzione.
Come le altre istituzioni culturali – i cinema, i musei, i teatri – le biblioteche sono resilienti e persistenti – quindi anche il loro futuro è una storia senza fine ma con un happy end.

(Il Sole 24Ore, 21 maggio 2015)

Articolo di Klaus-Peter Böttger, IL SOLE 24 ORE

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