I jihadisti dell’Isis hanno preso da ieri il controllo dell’antico sito archeologico di Palmira, dopo che appena 24 ore prima avevano fatto il loro ingresso nella città. A riferirlo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani. Lo Stato islamico controlla anche la base aerea, la prigione e il quartier generale dell’intelligence della città. L’annuncio è stato dato pure dai militanti del gruppo Stato islamico su Twitter, sottolineando che le forze in ritirata hanno “lasciato indietro molti dei loro morti”. Decine di militari governativi e miliziani lealisti sarebbero stati decapitati mentre tentavano la fuga, come testimoniato da alcune immagini postate in Rete dai combattenti dello Stato islamico. In città vige il coprifuoco mentre l’aviazione governativa siriana ha iniziato a bombardare il centro moderno di Palmira, colpendo tra l’altro una moschea e una scuola.

“Tutto ciò che succede Palmira è molto pericoloso. Sappiamo già che ci sono state delle distruzioni, ci sono delle colonne che sono cadute. C’è stato un bombardamento”, ha affermato la direttrice generale dell’Unesco, Irina Bokova. Le rovine dell’area monumentale di Palmira sono incluse nella lista del patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

Decapitazioni di massa, migliaia di persone in fuga, assenza dei servizi di base. La drammatica situazione di Palmira, l’antichissima città siriana conquistata dall’Isis,  ha aperto oggi le pagine dei giornali. Oltre che per la popolazione civile, come noto, si teme anche per i monumenti (patrimonio dell’umanità) che vi sono conservati. Con la conquista di Palmira gli uomini del Califfo controllano adesso il cinquanta per cento della Siria anche se, scrive il Corsera, “per la maggior parte si tratta di zone desertiche”. Il mondo della cultura si mobilita intanto per far sì che lo straordinario patrimonio archeologico non venga distrutto. E la Stampa ha drammaticamente  titolato: “Palmira, addio al gioiello che il rais Assad ha protetto e l’Occidente lasciato solo”.

(com.unica, 22 maggio 2015)

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