Grande rilevanza sui quotidiani di oggi in merito all’accordo stipulato in Vaticano tra la Santa Sede e “lo Stato di Palestina”, come definito dal comunicato congiunto diramato dalle due diplomazie e di cui da notizia l’Osservatore Romano. Come riporta il  quotidiano vaticano nell’ampia intervista pubblicata in seconda pagina al sottosegretario per i Rapporti con gli Stati monsignor Antoine Camilleri, che ha guidato le trattative con la controparte palestinese, è la prima volta che la Santa Sede utilizza questa definizione di “Stato di Palestina” (la precedente intesa era stata firmata con l’Olp), assimilabile a un riconoscimento ufficiale, seppur indiretto, della sua esistenza. Un’iniziativa accolta con apprensione e “delusione” da Israele, come detto  dal Ministero degli Esteri israeliano: “Questa mossa non promuove il processo di pace e allontana la leadership palestinese dal ritornare a negoziati diretti e bilaterali”, la reazione della diplomazia israeliana che ha comunque dimostrato cautela, sottolineando la necessità di studiare i termini dell’accordo prima di valutare eventuali iniziative. Appare quindi forzato il titolo di La Repubblica che parla di “ira di Israele” e di una sua presunta imminente reazione. In ogni caso, come scrive Gian Guido Vecchi sul Corriere della Sera, l’accordo “avrà conseguenze politiche e pratiche notevoli” e cita il sottosegretario Camilleri quando afferma che l’intesa vorrebbe “aiutare i palestinesi nel vedere stabilito e riconosciuto uno Stato della Palestina indipendente, sovrano e democratico che viva in pace e sicurezza con Israele e i suoi vicini”. Sul Sole 24 Ore, Carlo Marroni ricorda invece il “timing molto significativo” dell’annuncio dell’intesa tra Vaticano e palestinesi: domenica Bergoglio incontrerà infatti il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas. Ancora Marroni, riporta la soddisfazione del consigliere diplomatico di Abbas, Majdi Khaldi che sulla dicitura “Stato palestinese” presente nell’intesa, afferma che: “Non si tratta di un riconoscimento: il riconoscimento palestinese come entità diplomatica, da parte del Vaticano, è già avvenuto anni fa e si è consolidato con l’ammissione della Palestina come stato non membro Onu”. Parole che fanno il paio con quanto dichiarato all’Osservatore Romano da Camilleri (“Il riferimento allo Stato di Palestina e quanto affermato nell’accordo sono dunque in continuità con quella che è stata allora la posizione della Santa Sede”, ha detto il sottosegretario, riferendosi alla risoluzione dell’Onu del novembre 2012), che ha inoltre ricordato come siano in corso le trattative con Israele per la stipula di un’intesa economica. “È quasi pronto, ha spiegato il capo della diplomazia vaticana, mi auguro possa essere presto firmato a beneficio di ambo le parti”.

Pronte le reazioni in Israele: delusione per la mossa del Vaticano di riconoscere indirettamente lo Stato palestinese, nella comunità cristiana di Gerusalemme Est la notizia è stata accolta con un certo distacco. Bacchetta invece l’iniziativa vaticana il Foglio, che nell’editoriale di redazione, parla di eccessiva fretta da parte del Vaticano nel agire per il riconoscimento dello Stato palestinese: “i palestinesi stanno internazionalizzando il conflitto con Israele, mentre il mondo arabo islamico è percorso da un odio ipnotizzante verso “i sionisti” e vaste masse di cristiani sono cacciati dalle terre islamiche, palestinesi comprese. Oggi il Vaticano poteva permettersi di prendere tempo, adducendo numerose ragioni, prima fra tutte l’esposizione globale di Israele alla tagliola della umma islamica”. Secondo Ugo Tramballi (Sole 24 Ore) il riconoscimento vaticano fa parte di “una fase nuova”, diplomaticamente favorevole ai palestinesi, che spingerà l’esecutivo di Gerusalemme, definito da Tramballi di “estrema destra nazional-religiosa”, a sentirsi sempre più isolato. “La storia degli ultimi cinquant’anni dimostra che non accade niente di buono quando gli israeliani credono di essere senza amici” .

(com.unica, 14 maggio 2015)

 

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