Sembra che l’Europa si stia svegliando da un lungo torpore e che vi sia finalmente la consapevolezza dell’urgenza di una strategia di breve e lungo periodo in grado di affrontare la sfida dell’emigrazione proveniente dalle coste libiche. Una delle prime misure da mettere in atto sarà quella delle quote da assegnare ad ogni singola nazione della Comunità Europea, al fine di alleggerire un peso che oggi grava quasi esclusivamente su paesi in prima linea come il nostro, Malta e Grecia. Il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Junker vorrebbe spezzare in questo modo l’inerzia collettiva e porre i singoli paesi davanti alle loro responsabilità. Una misura che diventa ogni giorno sempre più improrogabile, soprattutto se pensiamo che solo nel sud dell’Italia ben 80 mila rifugiati (un numero che cresce di giorno in giorno) sono in attesa di regolarizzare la loro posizione o di un’espulsione. Certo, sarà un intervento dettato dall’emergenza, in applicazione all’articolo 78 del Trattato di Lisbona, ma che col tempo dovrà diventare permanente e avere come tratto peculiare l’obbligatorietà.

La Commissione europea si sta muovendo in queste ore anche su altri fronti, grazie all’iniziativa di Federica Mogherini, Alto rappresentante europeo per la politica estera, che domani illustrerà la strategia dell’Unione al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, a New York. L’obiettivo è quello di arrivare in tempi brevissimi a una risoluzione dell’Onu che autorizzi una missione della Commissione Europea per stroncare sul nascere la partenza dei barconi verso le coste del sud Europa. Una missione che, riporta oggi “La Stampa”, dovrebbe avere probabilmente una guida italiana. Si tratta in altri termini di affrontare l’emergenza migranti nel Mediterraneo con una risoluzione che faccia un chiaro riferimento al Capitolo settimo della Carta Onu, che prevede in casi estremi la possibilità del ricorso anche all’uso della forza. La bozza, alla quale sta lavorando attivamente il nostro paese dovrà superare l’ostacolo rappresentato da quei paesi, come la Russia e la Cina, che hanno potere di veto. Ma sembra, come ha assicurato il nostro ministro degli Esteri Gentiloni al termine di un colloquio riservato con il suo omologo russo Serghiei Lavrov, che non vi siano obiezioni di principio da parte di questi stati.

(com.unica, 10 maggio 2015)

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