“Un futuro migliore per tutti”. Così il premier britannico David Cameron ha twittato per esprimere la sua soddisfazione per il trionfo elettorale che si stava delineando in maniera netta nella notte.

Le previsioni dei sondaggisti, che davano quasi per certo un testa a testa tra i due maggiori partiti, questa volta si sono rivelate clamorosamente errate. Già dalle prime ore del mattino la vittoria del premier uscente nei confronti del suo rivale laburista Ed Miliband appariva schiacciante: David Cameron non solo oggi ha già la garanzia di conservare saldamente il posto di comando al n. 10 di Downing Street ma secondo le stime della BBC il suo partito dovrebbe arrivare vicinissimo alla conquista della maggioranza assoluta alla Camera dei Comuni.

Cameron dichiara che grazie a questa bella affermazione potrà tener fede a quanto contenuto nel suo programma elettorale: stabilità, crescita economica e soprattutto il referendum sull’Unione europea, a giudizio di molti il vero asso nella manica del leader conservatore.

Piuttosto seria appare la debacle di laburisti, che dovrebbero ottenere intorno ai 233 seggi, il loro peggiore risultato dal 1987. Lo stesso Miliband lo ha riconosciuto sin dai primi exit-poll, senza camuffare la sua evidente delusione: “Non siamo riusciti a fare progressi né in Inghilterra né soprattutto in Scozia, dove paghiamo le conseguenze dell’ondata di nazionalismo”. Appare evidente tuttavia che il successo dei nazionalisti scozzesi non può spiegare da solo la sconfitta laburista. Certo Miliband negli ultimi mesi della campagna elettorale era apparso molto più sicuro di sé, riuscendo a scrollarsi di dosso la fama di scarso combattente. Ma forse nell’opinione pubblica inglese è rimasta ancora impressa di lui l’immagine di un uomo ancora legato a un’ideologia socialista che appariva datata e destinata alla sconfitta persino ai tempi di Tony Blair. Inevitabile a questo punto pronosticare le dimissioni di Miliband e l’avvento alla leadership del partito di un uomo con una formazione meno ideologica e ispirato a una visione più liberale. Un profilo questo che sembra calzare perfettamente a David Miliband, già Segretario di Stato nel governo presieduto da Gordon Brown.

L’altro dato che balza immediatamente agli occhi in queste elezioni è la grande affermazione degli indipendentisti in Scozia, che ottengono ben 56 dei 59 seggi disponibili. Un successo annunciato anche se va ben oltre le loro legittime aspettative. Per questo si può ben affermare che Nicola Sturgeon, la combattiva leader dello Scottish National Party è la seconda vincitrice di queste consultazioni. Si deve soprattutto a lei questo successo: unendo le varie anime del movimento indipendentista ha avuto la capacità di porre al centro dell’attenzione la questione dell’autonomia scozzese con toni fermi ma non estremisti come quelli avevano spesso caratterizzato il partito nazionalista nel passato.

(com.unica, 8 maggio 2015)

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