Diverse concessioni all’alleato Naftali Bennett e un esecutivo che poggia su una maggioranza di un solo voto alla Knesset (61 seggi su 120). Prende così forma il nuovo governo di Israele, guidato dal primo ministro e leader del Likud Benjamin Netanyahu. Ci sono voluti 42 estenuanti giorni di trattative per formare la coalizione, e a uscire rafforzato da questo braccio di ferro è stato il leader di Habayt HaYehudi Bennett: con la defezione dell’ex alleato di Netanyahu Avigdor Lieberman – ministro degli Esteri uscente che ha scelto di stare all’opposizione – il peso politico di Bennett è cresciuto notevolmente, tanto da costringere Netanyahu a concedergli il ministero della Giustizia, che sarà guidato da Ayelet Shaked (“le sue posizioni estremiste preoccupano già gli attivisti per i diritti civili, anche se il primo ministro ha posto dei limiti al mandato”, scrive il Corriere della Sera). “Un’estorsione”, affermano i vertici del Likud, uscito nettamente vincitore dalle ultime elezioni, riuscendo a sottrarre parte dell’elettorato proprio alla destra oltranzista di Bennett. Ma le concessioni di Netanyahu al leader di Habayt HaYehudi potrebbero essere riequilibrate in un futuro non tanto lontano: il Primo ministro ha nel cassetto l’idea di creare un governo di unità nazionale con il partito di centro sinistra Unione sionista guidato da Isaac Herzog. A lui Netanyahu vorrebbe affidare, nel caso di larghe intese, il ministero degli Esteri, al momento rimasto vacante.

(com.unica, 7 maggio 2015)

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