Quasi 900mila italiani, secondo il ministero della Sanità,  sarebbero i giocatori d’azzardo patologici nel nostro Paese. E un italiano su due (il 54%) afferma di aver giocato almeno una volta nella vita. D’altra parte tra i ‘vecchi’ biglietti della lotteria, le classiche scommesse sportive, gli immediati Gratta e Vinci al tabaccaio, le slot machine che oramai imperversano nei bar e i nuovi giochi online, il panorama delle tentazioni è sconfinato. Facendo leva sulle emozioni delle persone.

Si gioca per sperimentare la speranza di poter cambiare la propria vita, di realizzare un piccolo sogno, di sfidare la sorte. Ma si gioca anche per provare un’emozione diversa, per regalarsi una parentesi di evasione”. A parlare è Mauro Croce, psicologo, psicoterapeuta e criminologo, tra i massimi esperti di gioco d’azzardo patologico in Italia, che parteciperà al Convegno Dipendenze –Innovazioni per dirigenti e operatori in programma a Trento il 22 e 23 maggio 2015.

Tra i principali relatori, oltre a Mauro Croce, ci saranno Sabrina Molinaro (Sezione epidemiologia e ricerca sui servizi sanitari, Ifc-Cnr di Pisa) che analizzerà i dati sulle dipendenze in Italia; lo spagnolo Antoni Gual Solé (Unidad de alcohologìa, ospedale di Barcellona) che presenterà una visione europea sui problemi alcol-correlati; Stefano Vicari (Unità di neuropsichiatria infantile, ospedale Bambin Gesù di Roma) che si soffermerà sul binomio adolescenti-dipendenze; Leopoldo Grosso (Gruppo Abele, Torino) che illustrerà prassi innovative dal mondo delle comunità terapeutiche; Marina Davoli(direttore Dipartimento epidemiologia del SSR – Regione Lazio) che affronterà il legame tra evidence e politiche sulla droga.  Tra spot in tivù e sul web, pagine sui quotidiani e cartelloni nelle strade gli stimoli sono continui. “Questi messaggi – riflette Croce – giocano sulle nostre passioni e sulle nostre frustrazioni. Non è più il soggetto che va a cercare deliberatamente il gioco, ma è il gioco che va a cercarlo. Da questo punto di vista ritengo che un divieto alla pubblicità sul gioco d’azzardo potrebbe mettere un argine, ponendo un freno all’avvicinamento delle persone al gioco”.

 D’altra parte, si sente dire spesso che lo Stato guadagni somme importanti dal business dell’azzardo. Ma è vero fino a un certo punto. Negli ultimi anni è cresciuto a dismisura il giocato da parte degli italiani, arrivando a una spesa pari a quasi 100miliardi di euro nel 2014 rispetto ai 24miliardi del 2004, ma non c’è un riscontro numerico in termini di entrate all’erario. “Si gioca di più, si spende di più, ma non aumentano le entrate da parte della filiera gioco”, sottolinea Croce. Di questo giro d’affari circa 8miliardi hanno rappresentato il reale indotto per lo Stato. Ma il business è soprattutto delle mafie. Gioco d’azzardo, infatti, fa rima spesso con criminalità. “Non solo – spiega ancora Croce – attraverso la gestione diretta o indiretta di attività legate al gioco, ma anche per la ricattabilità da parte delle organizzazioni criminali di persone indebitate che per rifarsi del denaro perso sono disposte a tutto. Anche ad azioni illegali”.

(com.unica, 29 aprile 2015)

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