I recenti sanguinosi fatti di Parigi, con l’attacco al giornale satirico Charlie Hebdo  e  l’avanzata dell’ISIS,famigerato gruppo terrorista di matrice islamica attivo in Iraq e in Siria, guidato da  Abu Bakr Al-Baghdadi, nel frattempo  proclamatosi Califfo dei territori caduti sotto il suo controllo, ci costringono a guardare con più attenzione e allerta a questo fenomeno che sta minacciando il mondo occidentale e non solo.

Per iniziare a parlare  di fondamentalismo si deve prima di tutto considerare il rapporto tra fede e Testo Rivelato, il Corano, nell’Islam: il credente fondamentalista è convinto che nel Testo Rivelato ci siano le giuste indicazioni  del rapporto fra uomo e Dio, ma anche le regole basilari della vita sociale, delle relazioni all’interno della famiglia, del ruolo della donna,  per passare poi alla politica, all’economia, alle modalità di governo. Il Corano quindi diventa una sorta di codice che regola una società fondata sulla verità e sulla giustizia annunciate da Dio agli uomini. Questo modo di rapportarsi al testo sacro, scoprendo una compenetrazione tra religione, fede e politica risale a Maometto, alla necessità che egli ebbe, in quel momento storico (parliamo del 622 d.c.) di unificare le tribù in una comunità, con una seppur primitiva forma organizzata e regolata, presentandosi al popolo ad un tempo profeta e capo politico. Questo delicato  equilibrio tra religione e politica  raggiunto da Maometto diventerà attraverso i tempi il simbolo del perfetto modello di governo fondato sulla legge di Dio a cui ispirarsi, a cui fare riferimento.

La legge coranica, la shari’a, sostiene che a fondamento di una società c’è l’ insieme di norme ricavate dai testi sacri, le quali, essendo illuminate dal verbo divino, sono le uniche atte a regolare la vita individuale e collettiva di ogni uomo. Norme che non possono essere disattese né modificate, neanche di fronte ai cambiamenti sociali e politici legati ai processi di modernizzazione. Naturalmente non tutto l’Islam si riconosce in questo modo di interpretare il Corano. Molte correnti laiche hanno espresso punti di vista diversi rispetto al fondamentalismo, non ritenendo benefica la fusione indistinta tra religione e politica, considerando l’esperienza di Maometto una vicenda conclusa dal punto di vista storico, non reiterabile all’infinito. Il fenomeno attuale del fondamentalismo sottende un conflitto politico,più o meno celato dietro lotte culturali e religiose,  contro ogni moderna forma di stato, espressione delle fratture sociali che emergono dai processi di modernizzazione sempre più spesso ispirati ai modelli politici ed economici occidentali. L’integralismo religioso neofondamentalista sostiene la necessità di trarre dalla tradizione islamica le modalità per modernizzare la società, senza dover avere come modello la società occidentale, ritenuta del tutto estranea alla propria cultura religiosa e politica. La rivoluzione in Iran del 1979 e la vittoria dell’ayatollah Khomeyni ha dimostrato che si possono fare dei cambiamenti, in quel caso creare una repubblica, senza allontanarsi dai valori della propria tradizione. Da quel momento i movimenti fondamentalisti sono usciti allo scoperto, misurandosi ciascuno con i problemi del proprio paese, e con manifestazioni comunque molto diverse tra di loro: Egitto, Tunisia, Algeria, Pakistan, Malesia, Sudan, fino ad arrivare ai Territori Occupati in Israele con Hamas, dai tempi di Arafat contrario ad ogni forma di pacificazione. Movimenti che riutilizzano i versetti del Corano a fini politici, senza preoccuparsi infine  della loro corretta interpretazione, semplicemente perché  nel Corano si trova la risposta a tutti gli interrogativi dell’uomo.

Non va sottovalutato il carattere religioso di questi risvegli dell’identità culturale islamica, soprattutto nelle nuove generazioni, non solo residenti nei paesi d’origine, ma sempre più spesso nati e cresciuti in Occidente: il pericolo sta nel fatto che essi rileggono in chiave “creativa” la tradizione religiosa, assoggettandola a progetti politici spesso tendenziosi e parziali, usando soprattutto le armi come voce critica dei loro messaggi, legittimando così, attraverso l’eversione e la violenza, le loro azioni. Nell’Islam contemporaneo, il fondamentalismo ha prodotto intellettuali militanti, spesso autodidatti in campo religioso, che mirano a reislamizzare la società rigettando con forza i valori occidentali. Arrivano ad uccidere, servendosi di persone disposte a spedizioni suicide pur di immolarsi, nella convinzioni di essere dei prescelti da Dio nella lotta contro l’Occidente, reo di minacciare le loro radici, la loro cultura, la loro religione. Non c’è niente che si avvicini a Dio in tutto questo. Non può esserci Dio dove c’è barbarie e folle ignoranza, dove non c’è tolleranza e accettazione, dove si  assume l’assassinio  come stile di vita, dove si uccidono uomini e distruggono opere. Bisognerebbe ripensare gli scenari della politica internazionale perché si stanno aprendo spiragli pericolosi che condurranno ad una guerra. Certi movimenti vanno fermati tagliando loro  ogni finanziamento e bloccando ogni sorta di copertura politica. Impariamo dagli errori del passato, perché  la violenza genera solo violenza.

(Nadia Loreti/com.unica 23 aprile 2015)

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