Roma ha dato l’ultimo saluto al Rav. Elio Toaff, morto ieri alla soglia dei cento anni nella sua casa di via Catalana, nel ghetto romano. Dai bambini delle scuole elementari alle massime cariche dello Stato, dagli amici di sempre della Comunità romana ai parenti arrivati da Israele: tutti in lenta fila per porgere l’ultimo saluto, recitare un Salmo o raccogliersi in preghiera al feretro di Elio Toaff, all’ombra del colonnato di quel Tempio Maggiore di Roma che per 50 anni l’ha visto rabbino capo. Poi il viaggio in macchina verso la sua Livorno per la cerimonia funebre e infine la sepoltura nella tomba di famiglia. Due città che per un giorno si sono fermate: quella toscana con il lutto cittadino, la Capitale con le bandiere a mezz’asta e un minuto di silenzio in tutte le scuole indetto per martedì.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in un messaggio scritto, ha rivelato che “aveva in programma una visita di auguri» in occasione dei cento anni del rabbino, lo saluta come «punto saldo di riferimento per tutti gli italiani” ed ha espresso un auspicio, subito accolto dal Campidoglio: “Sarei molto lieto dell’intitolazione di una via della Capitale a Elio Toaff, grande italiano”.

Da Oltretevere sono arrivate le parole di Papa Francesco, il suo lutto per l’addio a “un uomo di pace e di dialogo”. Virtù, assieme alla “grande umanità”, rimaste “nel cuore»”anche al presidente del Senato Piero Grasso. In Sinagoga  è arrivata anche il presidente della Camera Laura Boldrini: “Il dialogo serve più che mai oggi, quando ci sono persone che osano uccidere in nome di Dio – ha afferma – Le religioni non possono essere strumentalizzate: questo è l’insegnamento di Toaff”. Il premier Matteo Renzi è stato uno dei primi ad andare a rendergli omaggio: “Un grande italiano, un gigante del nostro tempo”.

(com.unica, 20 aprile 2015)

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